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24 Mar

Episodio 31 – Centro Fitness – di Eugeniusz S. Lazowski

CENTRO FITNESS DELLA BIG HOUSE. PIANO TERRA – POMERIGGIO.

Il Presidente in tuta da ginnastica, con un asciugamano intorno al collo, è seduto sulla cyclette con manubrio vogatore elettrico. Suda e sbuffa, pedalando con lo sguardo ormai perso nel vuoto, tirando avanti e indietro il manubrio. Accanto a lui sua moglie e Ms Brontenserious lo incitano.

“Puff…pant…pant!”

“Schnell! Schnell! Ein, zwei! Ein, zwei!”

“Puff…Basta, un minuto di intervallo!”

Swiss: il sibilo del frustino della governante austriaca colpisce Super Dan sulle natiche, facendolo sobbalzare.

“Aahhh!!”

il Presidente si volta e fulmina con lo sguardo Ms Brontenserious, la quale imperterrita continua ad agitare il suo frustino tenendo il ritmo.

“Tu non fermare! Schnell! Schnell! Tu dimagrire tua grossa pancia! Ein, zwei! Ein, zwei!”

“Su tesoruccio, fallo per me,” lo esorta la moglie, “è tutta salute. Pensa ai tuoi trigliceridi, al tuo colesterolo, pensa alle tossine, pensa al…”

“…all’infarto che sta per venirle.” dice Moore appena entrato.

“E lei…pant…pant…perché non pensa…agli affaracci suoi?”

Super Dan annienta il suo collaboratore con lo sguardo, sta per imprecare ancora quando perde il controllo del vogatore e tentando di riafferrarlo lo manca, andandoci a sbattere col mento. Porta l’altra mano istintivamente al mento, lasciando il manubrio e perdendo l’equilibrio. Vola di lato giù a terra, atterrando con un gran tonfo sul pancione.

“Aaahhhh!”

“Appunto…” commenta Moore.

Ms Brontenserious fa sibilare il frustino.

“Nein! Nein! In piedi! In piedi!”

“Tesoruccio, ti sei fatto tanto male?”

“Nein! No male, grasso protegge lui come airbag.”

Super Dan giace a terra col parrucchino storto, solleva il capo e dai suoi occhi escono soltanto fulmini.

“Io non ho nessun airbag!! E si ricordi che sono il Presidente!”

“…caduto da cavallo.” sibila Moore.

“Tesoro, lascia che ti aiuti.” si avvicina la consorte.

“Milady, vuole che chiami il carro attrezzi?”

“Nein Mr. Moore! Nein! Lui solleva suo grosso sedere da solo. Schnell! Schnell!”

“Certo che mi alzo da solo, ce la faccio benissimo.”

“Sicuro, caro? Non vuoi una mano, nemmeno dalla tua pesciolina?”

Il Presidente si rimette in piedi da solo sbuffando e vacillando, e raddrizza il parrucchino storto da un lato.

“No, sono il Presidente, non ho bisogno di aiuto.”

“Sei tutto sudato, aspetta, vado a prenderti l’asciugamano. Non vorrai mica raffreddarti.”

Gwendoline e Ms Brontenserious si allontanano un momento.

“Ne prenda due, allora, uno anche per il parrucchino. Anche lui è tutto sudato.” consiglia il Capo di Gabinetto.

Moore si avvicina al Presidente e gli parla a bassa voce, approfittando del momento per accennare a questioni importanti.

“Sono venuto a salvarla da questo supplizio, perché ci sono dei documenti da leggere. Ha un po’ di tempo anche per il governo, pesciolino mio?”

“Supplizio un corno! Posso benissimo reggere ore e ore di allenamento…”

“Bravo il mio campione, così ti voglio,” esclama fiera Gwendoline, “forte e vigoroso. Un vero sportivo!”

“Perfetto. Ms Brontenserious,” accenna ad andarsene Moore, “potrebbe riprendere l’allenamento del Presidente, fino a stasera?”

“…solo che adesso non posso. Il bene del paese richiede la mia presenza, vero Moore?”

Moore tace e tergiversa, guardandosi le unghie.

“È venuto qui apposta per chiamarmi, non è vero, Moore?”

Moore continua a tacere e guarda il soffitto con aria distratta, Super Dan invece gronda sudore sia per la stanchezza che per la possibilità di continuare l’allenamento fino a sera.

“Ci sono documenti di importanza vitale che devo leggere, non è vero, Moore?”

Super Dan, ormai paonazzo, sussurra a Moore.

“La scongiuro, dica qualcosa…”

“Aumento del dieci per cento del mio stipendio?”

“Cinque per cento.” bisbiglia il grande capo.

“Andata!” sussurra Moore.

“Si, è proprio così,” declama ad alta voce il Capo di Gabinetto, “sono venuto apposta per ricordare al nostro amato Presidente che il bene del suo popolo viene prima della sua forma fisica.”

Ms Brontenserious abbassa lo sguardo e fissa la pancia di Super Dan.

“Ja, rotonda è una forma, ja!”

“Pare che il suo personal trainer la conosca bene.” aggiunge Moore.

“Oh, smettetela voi due, così me lo demoralizzate. Il mio orsacchiotto sta diventando un vero sportivo.”

“Ja, fero sportifo di poltrona che guarda TV.”

“Adesso basta! Non sono uno sportivo da poltrona, potrei allenarmi così anche tutto il giorno, se volessi. Solo che il nostro Capo di Gabinetto è venuto a richiamarmi ai miei doveri.”

Moore tace, con le braccia lungo i fianchi, guarda Super Dan e con la mano in basso fa segno “cinque”, riferendosi all’aumento di stipendio del cinque per cento. Il Presidente fa cenno di sì con la testa.

“Assolutamente, situazioni della massima urgenza richiedono la presenza del nostro amato Presidente.”

Super Dan gongola e con la mano fa cenno a Moore di aumentare ancora di più l’importanza della sua convocazione improvvisa.

“Il popolo richiede a gran voce la presenza fondamentale del nostro beneamato Presidente.”

Sorridente, alza la testa e serra il mascellone. Moore si rivolge a lui a bassa voce.

“La prossima volta chiedo il venti per cento.”

“Come mi ha ricordato il mio buon amico Moore, non posso sottrarmi ai miei doveri pubblici, il popolo reclama la mia presenza, anche se ciò significa rinunciare a questo piacevole pomeriggio.”

“Trattenga le lacrime, signore, per il bene del paese deve compiere questo sacrificio.”

“Ja, sacrificio che lui scappa via ancora.” dice la governante onnipresente facendo sibilare il frustino vicino alla sua “vittima”. “Domani voglio lui qui sull’attenti, ja? Cominciamo tutto daccapo.”

“Ecco…veramente…non so quanto durerà questo impegno…”

“Non sia mai che il Presidente diserti un allenamento con lei, Ms Brontenserious. Entro stasera gli impegni saranno portati a termine e domani mattina il Presidente sarà tutto suo.”

“Moore,” impreca Super Dan a bassa voce, “che diavolo sta dicendo?”

“Non è contento, signor Presidente? Domani trascorrerà una splendida giornata nelle mani di Ms Brontenserious…”

“Non so proprio come ringraziarla, più tardi cercherò di esprimerle tutta la mia gratitudine. ..”

“Dieci per cento.” bisbiglia Moore.

“Sei.”

“Otto.”

“Sei e mezzo, ultima offerta.”

“Andata. “

“Signore, ora ci penso bene, mi sono ricordato degli impegni internazionali, oltre che di quelli interni. Vi sono documenti importanti del nostro vicino e alleato il Presidente Trump che meritano la sua attenzione. Temo che il Presidente sarà occupato per tutta la settimana.”

“Hai visto cucciolotto, quanto Moore tenga a te?”

“E al suo parrucchino…” aggiunge il britannico.

“Non è adorabile, caro? Sei fortunato ad avere un collaboratore così.”

“Oh, ma è ancora più fortunato ad avere un personal trainer come Ms Brontenserious.” conclude Moore.

“Prossimo allenamento io mostro lui quanto è fortunato, ja?”

“Ehm…Moore, non è ora di andare?”

“Ma certo, cucciolotto, è pronto per la riunione?” sorride il suo collaboratore.

“Nein, kucciolone non è pronto. Lui dofefa allenare. Quindi stasera mangiare meno, ora parlo con cuoco.”

“Cosa?? Ma no, non si disturbi, ci penso io al cuoco, lei ha già tanto da fare.”

“Mi dica, Ms Brontenserious, cosa avrebbe in mente per la cena del Presidente?”

“Brodo di pollo, ferdure cotte, e tisana diuretica. Così lui compensa poco allenamento, ja?

Moore lo guarda con un sorriso beffardo.

“Uh, ma che delizia, non trova, signor Presidente? Tutta salute.”

“Andiamo a questa benedetta riunione. “ bofonchia Super Dan scuro in volto.

INTERNO – SPOGLIATOIO DELLA PALESTRA.

Nel frattempo la moglie di Super Dan si è dileguata nello spogliatoio, dove fruga nella giacca del marito, tira fuori il portafogli e sfila una delle carte di credito.

Rimette in tasca “il corpo del reato” e se ne va soddisfatta.

INTERNO – PIANO SUPERIORE DELLA BIG HOUSE – SALA ROTONDA – POCHI MINUTI DOPO.

Super Dan e il suo staff siedono attorno al tavolo e l’idea di cosa l’aspetta a cena non migliora di certo il suo umore.

“Allora, si può sapere di cosa si tratta?” brontola.

“Nulla che non si possa risolvere, signor Presidente,” risponde Blanco, “disposizioni riguardanti le coltivazioni e gli allevamenti.”

“Già, si tratta comunque di disposizioni che avranno comunque una certa influenza su frutta e verdura,” spiega Wright, “per non parlare della produzione della carne.”

“Già, qui a Mont of Groovia il consumo della carne rappresenta una buona percentuale del settore alimentare,” ricorda Bell, “basti pensare a tutti i barbecue che si fanno per feste e ricorrenze.”

Il Presidente ha la faccia contratta, una mano sulla pancia, pensa alla cena che lo attende e ai barbecue appena citati.

“Non me lo dite, io adoro i barbecue.” si unisce alla discussione il generale Byjove. “Ho arrostito più salsicce io con questa sciabola, che un esercito di cuochi!”

Queste parole sono una pugnalata allo stomaco di Super Dan, Moore ne è consapevole e continua a girare il coltello nella piaga.

“Oh, generale, a chi lo dice, anch’io adoro le salsicce. E che dire delle costine di maiale, fatte cuocere lentamente sulla brace, condite con tutte quelle salse?”

“Cosa dico? Perdiana, dico che sono la fine del mondo, ecco cosa dico!”

Il Presidente sta quasi per mettersi a piangere.

“Anche se in cuor mio,” riflette Bell, “devo confessarvi che ho sempre preferito le costine di agnello. Le ho sempre trovate più croccanti, hanno un gusto più…più…”

Super Dan lo fissa a la bocca aperta, con l’acquolina in bocca, attendendo che completi la frase.

“Più…più…”

“Sì, esatto, più gustose, con quel sapore…” conclude Moore.

Dagli occhi di Super Dan scende una lacrima.

“Scusate,” interviene Wright, “non vorrei contraddirvi, ma una buona bistecca alta tre dita, secondo tradizione, rimane la mia preferita.”

“Circondata da una montagna di patate al forno,” incalza Moore, “condite con le spezie.”

“Chiedo scusa, ma adesso non posso più tacere.” prende la parola l’ispanica Blanco. “Nel paese da cui sono emigrati i miei genitori, l’asado è semplicemente straordinario. Abbiamo l’asado “a la cruz”, oppure “a la reja”…”

“Sentito, Presidente, c’è anche l’asado!” lo pungola Moore. “E lei, cosa preferisce? Le salsicce del generale, le costine di maiale, le costine di agnello di Bell, la bistecca di Wright oppure l’asado di Blanco?”

Super Dan esplode, sbattendo i pugni sul tavolo con la bava alla bocca.

“Un accidenti che vi piglia, ecco cosa preferisco! Sbrighiamoci con queste maledette disposizioni e chiudiamo la giornata!”

“Giusto, ha ragione il Presidente,” lo appoggia il generale, “altrimenti mi fate venire voglia di accendere un barbecue seduta stante! Mi sembra di sentire il profumo di salsicce!”

“E anche lei, generale, la smetta con queste salsicce!”

Nella stanza scende il silenzio, dopo qualche istante riprende la discussione.

“È giusto, dobbiamo discutere dei provvedimenti a proposito delle coltivazioni e degli allevamenti.” riprende Bell, che dopo una pausa di alcuni attimi… ”Certo che una costina di agnello croccante….”

“Bell!! La pianti!!”

“Bene,” interviene Moore, “iniziamo dalla prima salsiccia all’ordine del giorno…ehm, volevo dire, dal primo punto all’ordine del giorno.”

CAMERA DA LETTO DEL PRESIDENTE – PIANO SUPERIORE – SERA.

La First Lady, soddisfatta per l’attività sportiva del marito, gli pettina sorridente il parrucchino appoggiato sulla testa di un manichino.

“Visto tesoro? Una giornata in palestra e sembri già un altro.”

“Si, un cadavere…” mormora lui.

“Come?”

“Si, certo, un leone, cara, mi sento un leone.”

Super Dan, pensando di non essere visto dalla moglie, con passo felpato va verso il frigo bar e in silenzio tira fuori una bevanda gasata e la nasconde dietro la loro foto sulla scrivania.

“E la cena? Da vero atleta. Sono orgogliosa di te.”

“Assolutamente, sana ed equilibrata.” dice guardando verso la lattina con un ghigno.

Il Presidente e sua moglie si incrociano, lei ha finito di pettinare il suo parrucchino, lui va a metterlo a posto.

“È così che ti voglio, cucciolone mio, forte e atletico.”

Gwendoline, passando davanti alla scrivania, con un veloce gioco di mani, prende la bevanda gasata e al suo posto mette una bottiglietta di acqua naturale.

“Certo, ed è così che mi avrai, cara, puoi starne certa. Vado un momento in bagno, cara.”

Guarda la moglie con la coda dell’occhio e, sicuro di non essere visto, passa davanti alla scrivania per afferrare la lattina, ma si ritrova in mano la bottiglietta d’acqua, rimanendo immobile e con la faccia sconsolata.

CAMERA DA LETTO DEL PRESIDENTE – PIANO SUPERIORE – SERA – UN PAIO D’ORE DOPO.

Un tuono attraversa la camera da letto presidenziale, ma non c’è alcun temporale: è lo stomaco di Super Dan che brontola, non riesce a dormire, con la mano sul pancione e l’espressione avvilita.

Ora si ode il ruggito del leone della savana e l’espressione di Super Dan è diventata di pura sofferenza, con la bocca a culo di gallina e gli occhi a fessura, sempre con la mano sul pancione.

Ecco il barrito di un elefante proveniente dalla pancia del Presidente riempire la stanza. Ormai disperato, strabuzza gli occhi ormai umidi.

All’improvviso l’urlo di Tarzan riecheggia dal suo stomaco, Super Dan è sull’orlo di una crisi di pianto.

Infine il rumore che esce dalla pancia è lo scarico del bagno: le lacrime solcano il suo viso.

Super Dan non ne può più, si toglie lentamente le coperte di dosso per non svegliare la moglie, si infila le pantofole a forma di coniglietto, si ferma un istante, le guarda imbarazzatissimo e si alza adagio.

Prende la vestaglia leopardata e la indossa, si ferma un istante, la osserva sempre più imbarazzato e scuote la testa, ormai sconsolato e rassegnato.

In punta di piedi esce dalla stanza e chiude in silenzio la porta alle sue spalle. È in corridoio e in mente ha solo una meta, imprescindibile, assoluta: la cucina.

In punta di piedi, apre una porta ed entra.

Ovviamente è quella sbagliata, è entrato nel solito ripostiglio, ne esce fuori con una scopa, un secchio e una scopa.

Il corridoio è quasi buio, saltella, ha in testa il secchio ed uno straccio in mano.

Riapre la porta, rimette tutto cercando di non far rumore.

La caccia continua, Super Dan cammina in punta di piedi per la sua missione verso la sua cucina, guardandosi attorno con aria circospetta. All’improvviso si ferma, un rumore: vede un’ombra allungarsi sul pavimento del corridoio, sta arrivando qualcuno.

Si guarda intorno disperato, è preso dal panico, saltella in punta di piedi verso un’altra porta e ci si nasconde dentro.

Arriva un uomo della sicurezza, che fa il solito giro di perlustrazione, passa guardandosi intorno e se ne va.

Si riapre la porta: ne esce fuori Super Dan, che con aria afflitta, era un altro maledetto ripostiglio: ha uno straccio in testa, il parruccone storto, una scopa e il secchio in mano e due stracci sulle spalle.

Stizzito butta tutto dentro ripostiglio e riprende il suo cammino verso la cucina, in punta di piedi.

Dopo pochi metri un’altra ombra minacciosa si avvicina: si guarda attorno, l’angoscia lo assale, si nasconde dietro la prima cosa che trova, un’antica armatura medievale, posta su un piccolo piedistalli, che ha il braccio sinistro sollevato e una scure in quella mano.

È un altro uomo della sicurezza, che arriva, si ferma a controllare uno dei sistemi d’allarme, schiaccia qualche tasto, si guarda attorno e se ne va lentamente.

Super Dan tira un sospiro di sollievo, ma con la sua pancia tocca l’armatura, facendo scendere il braccio sinistro dell’armatura, con la scure che si ferma a pochi centimetri dai suoi “attributi”…occhi sbarrati, il terrore fa inclinare di lato il suo parrucchino.

L’uomo della sicurezza si ferma, si gira richiamato dal lieve rumore metallico e dà un’occhiata. Il nostro eroe è immobile, con la scure a due centimetri dai suoi “gioielli di famiglia”, il sudore bagna il parrucchino.

L’agente si rigira e prosegue il suo giro di ricognizione.

Ora può davvero tirare un sospiro di sollievo, ma non è finita: ora deve uscire da dietro l’armatura senza subire “danni”. Lentamente, trattenendo il respiro striscia contro la parete, il parrucchino che gronda sudore…ce l’ha fatta…è salvo! Ora riprende fiato, si toglie il parrucchino con una mano e ci si asciuga il sudore della fronte, poi lo rimette in testa.

L’uomo della notte continua il suo percorso di guerra nella penombra, la parola d’ordine è una sola, Mission Impossible: operazione cucina.

Un’ombra panciuta scivola lungo le pareti, tra piante e quadri, fino alla scala che porta al piano terreno. Dietro una pianta due occhi a fessura, nascosti sotto un parrucchino, scrutano la scalinata alla ricerca di possibili minacce.

Nessuno in vista, è il momento. L’ombra rotonda scende le scale ricoprendole interamente, dal suo stomaco l’eco di un barrito di elefante si diffonde in ogni dove e dopo gli ultimi gradini un pancione saltella silenzioso verso le porte di servizio.

Ecco, il suo viso si illumina come il sole a primavera: è arrivato, si ferma raggiante sulla porta e bacia la scritta “cucina”.

Entra in punta di piedi, si lecca i baffi per la fame, strofinandosi le mani e accarezzandosi la pancia. Si ferma per un momento in contemplazione davanti al congelatore del frigo: è quasi commosso.

Lo apre, una confezione di patate al forno lo attendono, pronte da scaldare.

Super Dan afferra la confezione di patate con due mani e rimane a contemplarle per pochi istanti, con l’acquolina in bocca. Appoggia le patate sul tavolo, prende la teglia più grande, e ci svuota dentro la confezione.

Da una mensola afferra ogni tipo di spezia e la svuota nella teglia. Apre velocemente cassetti e stipetti afferrando tutto quello che c’è: paprika, sale olio, origano, erbette, cipolle intere, teste d’aglio, gambi interi di sedano, tutto finisce dentro la grande teglia.

Poi la infila nel forno e lo accende. Si ferma per un attimo, guardando il forno, mentre sorride soddisfatto pregustando la cena notturna. Poi si volta, squadra il freezer alzando un sopracciglio…lo riapre.

I suoi occhi brillano di fronte alla confezione di salsicce congelate, che immediatamente volano dentro il forno microonde, che accende girando la manopola al massimo, a trenta minuti, accecato dalla fame.

Inizia ad apparecchiare alla velocità della luce: posate, un piatto, tovaglioli di carta…no, qualcosa non va. Scuote la testa, si gratta il parrucchino, toglie il piatto e lo sostituisce con un vassoio enorme, e un sentimento di pura letizia allarga le sue labbra in un sorriso.

All’improvviso si sente un rumore dall’esterno. Il Presidente affamato si guarda intorno spaventato, si accarezza la pancia con aria sofferente, corre a spegnere la luce e si nasconde sotto il tavolo.

La luce si accende, una voce e dei passi, Super Dan immobile a carponi sotto il grande tavolo, gli occhi sbarrati.

“C’è nessuno? C’è nessuno? Beh, io chiamo la sicurezza, non si sa mai”. I passi si allontanano…

Ora Super Dan è in preda al panico, esce da sotto il tavolo a quattro zampe, si rialza, prende una testata contro il tavolo, impreca e si mette la mano in testa col parrucchino storto.

Terrorizzato dalla reazione della moglie corre fuori dalla cucina, inciampando nelle sue le pantofole a forma di coniglietto, in una disperata fuga verso la sua camera da letto, dimentico di quanto fatto in cucina.

E già, perché nella cucina, intanto, il forno con le patate e quello microonde sono rimasti accesi al massimo e da entrambi lentamente inizia ad uscire fumo.

Scatta l’allarme antincendio, dagli spruzzatori del soffitto scendono le cascate del Niagara, le sirene suonano, una voce registrata avverte che non è un’esercitazione e invita tutti a mantenere la calma e a seguire le indicazioni verso le uscite di sicurezza.

Super Dan è sotto l’acqua, atterrito, alza gli occhi verso gli spruzzatori maledicendoli, fa pochi passi saltellando a sinistra, poi a destra, è indeciso, con una mano si tiene la vestaglia leopardata che svolazza e con l’altra il parrucchino bagnato in testa.

Decide di correre fuori dalla cucina, nel corridoio, ma dopo pochi passi sente arrivare qualcuno. Impaurito entra nel locale dispensa, apre la prima porta che trova e ci si infila.

Nel frattempo in cucina accorrono gli agenti della sicurezza con le pistole, i corpi speciali si calano con le corde dal tetto della Big House e sfondano finestre, entrando armi in pugno nella cucina ormai allagata.

Controllano la cucina e il locale dispensa con le armi in pugno.

Nel contempo un’ombra rotonda si nasconde dietro una pila di casse, la porta si apre, le voci degli agenti, che accendono la luce.

L’ombra rimane ferma e tremolante, anche il parrucchino è spaventato.

La luce si spegne e la porta si chiude, sono usciti, Super Dan tira un sospiro di sollievo e rilassa la pancia.

Le voci rimangono là fuori, il Presidente decide di rimanere nascosto lì dentro, ma un brivido di freddo lo scuote. Si tira su il colletto della vestaglia e nel buio cerca di capire dov’è, toccando le pareti.

Ritrae subito la mano perché è tutto congelato: è finito nella cella frigorifera!

Le voci fuori rimangono, gli agenti stanno perquisendo tutta la zona, l’ombra con la pancia intanto inizia a tremare, cerca di scaldarsi strofinandosi le braccia e il corpo.

Fuori gli agenti finiscono di perlustrare la zona e se ne vanno.

Dentro la cella frigorifera Super Dan non sente più nessuno, tende l’orecchio, lentamente esce fuori dal suo nascondiglio e al buio si avvicina alla porta.

Tende l’orecchio, non sente nessuno, si fa coraggio ed esce: il corpo è ricoperto di brina bianca e il parrucchino ha dei ciuffi congelati sollevati in aria come stalagmiti.

Infreddolito corre saltellando lungo il corridoio, gira l’angolo, ma vede altre luci di torce: altri agenti.

Frena di colpo ma perde una pantofola, allora si china a carponi per raccoglierla, con una mano si appoggia a terra e con l’altra si tiene il parrucchino che sta per cadere.

Gli agenti stanno arrivando, il Presidente a quattro zampe si tuffa dietro una grande pianta.

Gli agenti arrivano con le torce e le armi, guardando ovunque, fasci di luce si incrociano. L’ombra rotonda è sdraiata sul pancione, attende, ora le luci e le voci si allontanano.

Super Dan si solleva dal suo nascondiglio col viso dolorante: dietro i fusti e le grandi foglie c’era una distesa di cactus! È pieno di spine, conficcate persino nel parrucchino ancora congelato.

Stringendo i denti e gonfiando le guance Super Dan se le toglie una per una dalle natiche, dal pancione e dal suo adorato parrucchino.

Ora l’ombra della notte riprende la sua marcia forzata verso la camera da letto, ma ancora altri agenti sono in arrivo, così si rifugia nella stanza più vicina.

È la sala delle armature antiche, gli agenti armati sono arrivati e perlustrano ogni stanza, anche quella in cui Super Dan è nascosto.

Gli sguardi attenti degli uomini della sicurezza scrutano lentamente ogni singola armatura, mentre esaminano ogni angolo.

Un’armatura medievale si distingue dalle altre: è Super Dan con un elmo di metallo e il parrucchino appoggiato sopra, una corazza e la lancia in mano.

Rimane immobile, trattenendo il respiro e la pancia in dentro, finché gli agenti escono e si allontanano per continuare il giro di perlustrazione.

All’improvviso si sente un fragore metallico…si fermano, tornano indietro di corsa, nella stanza delle armature antiche e vedono i pezzi di un’armatura disfatta a terra.

L’ombra panciuta sta finalmente salendo le scale per andare al piano superiore nella sua stanza, quando all’improvviso ancora gli uomini dei Servizi ormai sono vicini. Disperato si guarda intorno, è a metà della scalinata, non ha il tempo né di salire né di scendere, così si appoggia con la pancia sul largo corrimano in marmo delle scale e si lascia scivolare giù.

Ma al termine del corrimano c’è una sfera di marmo, contro cui vanno a urtare gli “attributi” di Super Dan, che termina così la sua discesa. Faccia paonazza, occhi a palla, guance gonfie per non urlare, si accascia di lato, cadendo tra la scala e il divano con un tonfo, rimanendo casualmente nascosto e dolorante dietro di esso.

Gli agenti arrivano, guardano ovunque e proseguono il giro di ispezione. Super Dan sbuca fuori da dietro il divano, alzandosi lentamente. È piegato in avanti, si tiene una mano tra le gambe e una in testa, perché il parrucchino è storto.

Si tocca anche il bacino per il colpo subito, è dolorante.

Zoppicando, piegato in due, con una mano in mezzo alle gambe e una in testa a tenersi il parrucchino scongelato e pieno di spine, il nostro eroe della notte risale la scalinata sbuffando.

Giunto al piano di sopra sente altre voci…affranto alza gli occhi al cielo, ormai stremato. Ma le voci si allontanano…

Super Dan sollevato si avvia verso la sua stanza, ma si accorge che sta lasciando impronte bagnate dietro di sé.

Pensa, si gratta il parrucchino ormai distrutto, si guarda attorno, poi vede il ripostiglio. Ci si infila dentro.

Dopo un minuto ne esce con due stracci sotto i piedi, un grande asciugamano avvolto in vita, con la vestaglia e le ciabatte bagnate in un sacco di plastica.

Gli è rimasto solo parrucchino bagnato in testa.

Mentre cammina verso la sua stanza si volta: le impronte bagnate finiscono davanti al ripostiglio.

Sorride soddisfatto, nessuno sospetterà di lui.

Avanza verso la sua stanza goffamente, entra, ha il fiatone, sua moglie dorme e lui non deve svegliarla. Prende un pigiama asciutto con i disegni degli orsacchiotti e un paio di mutandoni enormi, si ferma le guarda imbarazzato.

Poi saltella silenzioso in bagno, a cambiarsi, si toglie gli stracci dai piedi e li butta nel cesto delle robe sporche, insieme a tutto il resto.

Dopo un momento esce cambiato e asciutto, ma col parrucchino bagnato, l’unico indizio rimasto della notte brava.

Indeciso si guarda attorno, lo mette nell’armadio con gli altri parrucchini e ne tira fuori uno asciutto che si mette in testa.

Si infila in silenzio lentamente sotto le coperte e chiude gli occhi. Tira un sospiro di sollievo…Appena in tempo, perché dopo un istante bussano alla porta. Super Dan fa finta di svegliarsi.

“Ma che succede? Che ore sono caro?” biascica la moglie con gli occhi ancora chiusi.

“Yawn… Ma chi è a quest’ora?”

“Tesoro, non sarà successo qualcosa di grave, vero?”

“Ma no, cara, ora vedo chi è.”

È Blanco, in pantofole, vestaglia da notte. Come Segretario di Stato spetta a lei avvertire il Presidente.

Super Dan si alza, infila delle pantofole normali e indossa una vestaglia normale, questa volta, si ferma le osserva e sorride soddisfatto.

Accende la luce e va ad aprire.

“Scusi signor Presidente, ma c’è un incendio nell’ala sud della Big House, devo portarvi al sicuro. Protocollo di sicurezza.”

“Un incendio?” finge di cascare dalle nuvole Super Dan. “Ma che dice mai?”

“Cosa? Un incendio? Mio dio!”

“Si calmi, si calmi, è prevista una procedura per questi casi. È tutto previsto, mi creda, non si deve preoccupare di nulla. Ora dovete seguirmi.”

Fuori dalla porta infatti ci sono gli uomini della sicurezza armati. La moglie si alza dal letto, si infila la vestaglia mentre il Presidente si aggiusta il parruccone, poi entrambi seguono Blanco fuori dalla stanza.

INTERNO – PIANO SUPERIORE DELLA BIG HOUSE – SALA ROTONDA – MATTINO SEGUENTE.

Il giorno dopo alla televisione il telegiornale riporta la notizia di un incendio alla Big House e viene letta la versione ufficiale diffusa dal generale Byjove: “E’ stato un attentato comunista!”.

È stata indetta una riunione d’emergenza per l’incendio, Super Dan passeggia avanti e indietro urlando, chiedendo spiegazioni ai suoi collaboratori.

“E’ stato un attentato comunista! Ha ragione il generale! Voglio sapere chi sono i responsabili!”

Byjove ovviamente gli dà man forte nel sostenere questa tesi, mentre i suoi collaboratori si guardano in faccia l’uno con l’altro imbarazzati, perché sospettano cosa sia realmente accaduto e con cautela cercano di accennarglielo.

“Signor Presidente,” accenna Wright, “veramente sembra che qualcuno la scorsa notte sia sceso giù in cucina per prepararsi uno spuntino…”

“Anche i comunisti mangiano!” risponde il Presidente.

“Ecco, veramente pare che non fossero comunisti,” spiega Bell, “anzi pare fosse una sola persona.”

“Ah-ah, un comunista solo,” interviene Byjove, “un kamikaze solitario!”

“In realtà sembra che fosse qualcuno dall’interno, insomma qualcuno di qui…” sostiene Moore.

“Una spia! Una sporca spia interna!” grida Byjove sguainando la sciabola. “C’è una spia tra di noi!”

Il Presidente si allinea immediatamente con la tesi del Generale.

“Trovate il traditore e fucilatelo!”

“Non si preoccupi signor Presidente,” gli fa eco Byjove, “voglio comandare io stesso il plotone d’esecuzione!”

“Posso osservare che sono state trovate delle impronte bagnate,” continua Blanco, “provenienti dalla cucina, che si fermano davanti a un ripostiglio?”

“Già,” l’appoggia Moore, “un ripostiglio non lontano dalla camera del nostro Presidente…”

“Cosa? Allora questa è la prova!” strilla il generale. “Si è trattato sicuramente di un attentato fallito al Presidente! Catturiamoli e fuciliamoli!”

“Pare anche che il ripostiglio delle pulizie in questione sia stato messo a soqquadro…” aggiunge Moore.

“Un diversivo! È soltanto un diversivo!” continua Byjove.

“Quel ripostiglio va chiuso.” borbotta il Presidente.

“Sembra anche che manchino stracci e asciugamani…” insiste Moore.

“Anche ladri!” strepita il generale. “Non solo terroristi, ma anche ladri!”

“Inchiodato.” continua Super Dan.

“Chiunque vi sia entrato dentro ha usato stracci e asciugamani per non lasciare più impronte, mi sembra ovvio…” conclude Moore.

“Ma certo, avevano paura del sottoscritto,” grida Byjove sguainando la sciabola, “per forza hanno cancellato le impronte. Alle armi!”

“Murato! Tanti bei mattoni…” continua Super Dan.

“Scusi, signor Presidente,” domanda Bell basito, “ma di cosa parla? Murato cosa?”

“Murato. Per sempre.”

“Giusto, ha ragione! Muriamoli vivi questi bolscevichi!”

“Murarli??” chiede Bell sbigottito. “Ma cosa c’entra questo muro, adesso?”

“C’entra, il Presidente ha ragione,” sostiene Byjove, “dobbiamo ricostruire il muro di Berlino!”

“Il muro di Berlino?” chiede Wright allibito. “Ma non è un po’ anacronistico?”

“Un bel muro di mattoni!” dice Super Dan ormai partito per la tangente.

“Guiderò io stesso il reparto della fanteria nella costruzione del muro!” esulta Byjove. “Era ora! Finalmente si torna ai vecchi tempi!”

“Ma di che state parlando??” balbetta Bell.

“Tanti bei mattoncini rossi…” sospira il grande capo.

“Il Presidente ha ragione, signori.” prende la parola Moore. “Per evitare simili “incidenti” notturni, basterà murare la porta della cucina, lasciando come unico accesso la porta sul giardino, da cui il personale di servizio potrà accedere. I pasti passeranno di là e poi portati in all’interno da una delle altre entrate presenti nella Big House.”

“Ma…io…veramente…” balbetta Super Dan.

“Signor Presidente, lei è genio.” insiste Moore. “Questa sua idea stroncherà qualunque “incursione” notturna, dato che la porta esterna è ben sorvegliata tutta la notte.

“No, veramente io…”

“Un applauso al nostro Presidente!” esulta Moore. “Generale, è un’idea splendida, non trova?”

“Assolutamente! Le idee del nostro Presidente sono sempre magnifiche!”

“E voi altri, che ne dite? Approvate la proposta?”

I membri dello staff, avendo capito quanto accaduto, si guardano l’un l’altro e con pochi cenni d’intesa approvano all’unanimità.

“Benissimo,” conclude Moore, “l’entrata interna della cucina sarà murata per questioni di sicurezza nazionale.

Tutti applaudono e si congratulano con Super Dan, il quale, a denti stretti, ringrazia con un sorriso forzato e immagina cosa potrebbe succedere la prossima volta.

DOPO ALCUNI GIORNI – GIARDINO DELLA BIG HOUSE – NOTTE FONDA.

Un’ombra rotonda striscia lungo il muro nel giardino della residenza presidenziale. L’ombra indossa le pantofole a forma di coniglietto e la vestaglia leopardata.

Prosegue in punta di piedi, si nasconde dietro le siepi, dietro le statue, cercando di avvicinarsi alla cucina. Finalmente sta per entrare quando scoppia il finimondo: si accendono tutti i fari, scattano le sirene d’allarme, si sentono le voci degli agenti dei servizi segreti che si avvicinano, i cani da guardia che abbaiano. Preso dal panico Super Dan, tenendosi la vestaglia con una mano e il parrucchino con l’altra, si dà alla fuga, inseguito dagli agenti, dai cani e dal generale Byjove che agita la sciabola.

“Fermati, maledetto bolscevico, fermati! Nessuno la fa al nostro Presidente!”

Così si conclude la prima seduta di fitness del Presidente Daniel Kramp.

Alla prossima puntata. Sigla!

Super Dan
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